Incendi boschivi

Impatto indiretto derivante dai fattori che mutano a seguito delle variazioni dei regimi di precipitazione, temperatura e vento, dell’alterazione delle condizioni ecologiche, vegetazionali e stazionali (aridità, disseccamento dello strato erbaceo, accumulo biomassa morta, alterazione dell’umidità della lettiera, dei suoli, ecc.).

Si tratta di un impatto negativo, in termini di alterazioni del patrimonio forestale dal punto di vista ecologico, composizionale, distributivo e funzionale, con alterazioni dei tassi di crescita e di produttività, cambiamenti nella composizione specifica, spostamenti altitudinali e latitudinali delle tipologie forestali, alterazioni del ciclo dell’acqua e del carbonio, aumento dei danni causati da patogeni e del rischio di incendi. Gli incendi boschivi causano inoltre l’alterazione della composizione atmosferica (rilascio di CO2 e gas serra).

I cambiamenti climatici possono influenzare gli incendi boschivi cambiandone il regime, favorendo maggiori velocità di propagazione e intensità, con un aumento del rischio e delle superfici boschive bruciate. La relazione causa-effetto è parzialmente mascherata dai continui miglioramenti nella prevenzione e nel controllo del territorio.

Foto: Rolando Rizzolo

L’indicatore presenta la serie storica (1975-2024) dell’andamento degli incendi forestali in Lombardia, attraverso i valori annui di superficie (boscata e non boscata) percorsa dal fuoco e il numero di incendi.

I cambiamenti climatici possono influenzare gli incendi forestali aumentandone il rischio e la velocità di propagazione e cambiandone il regime. L’indicatore mostra l’incidenza degli incendi in termini di numero annuo e di superfici annualmente percorse dal fuoco.

Fig. 1 – Numero annuo incendi boschivi e Fig. 2 – Superfici annue percorse dal fuoco divise per tipologia

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ANNI Superficie percorsa dal fuoco (ha) Numero incendi
Non boscata Boscata Totale Media incendio
1975 948 35.1 27
1976 4369 10.3 425
1977 412 4.9 84
1978 1212 5.0 241
1979 1614 6.0 270
1980 3781 9.5 400
1981 5818 11.3 513
1982 1147 5.7 200
1983 3514 11.5 306
1984 1744 6.2 281
1985 519 3.7 139
1986 693 4.1 169
1987 582 2.3 256
1988 3081 8.8 352
1989 3853 8.9 434
1990 13740 19.9 691
1991 3473 7.9 440
1992 4628 8.9 520
1993 7766 13.5 577
1994 3440 11.7 293
1995 3659 10.4 351
1996 959 5.1 189
1997 10299 25.0 412
1998 4913 10.6 465
1999 1482 5.3 282
2000 1527 1182 2709 9.1 297
2001 1841 882 2723 12.6 216
2002 3017 1902 4919 13.4 368
2003 772 688 1460 3.8 385
2004 301 448 749 4.1 184
2005 644 448 1092 4.2 261
2006 557 253 810 5.2 156
2007 942 666 1608 6.1 264
2008 544 597 1141 7.5 153
2009 125 267 392 2.9 136
2010 167 150 317 3.9 81
2011 779 534 1313 5.8 228
2012 874 464 1338 5.1 261
2013 393 101 494 5.4 92
2014 309 147 456 4.9 93
2015 1689 786 2475 11.0 225
2016 1157 386 1543 9.1 169
2017 2004 2288 4292 19.5 220
2018 324 900 1224 13.6 89
2019 459 806 1265 6.8 187
2020 236 974 1188 10.6 112
2021 26 222 248 1.5 168
2022 589 1124 1712 3.5 486
2023 70 208 278 1.5 188
2024 32 35 67 0.8 88

In Lombardia, come per buona parte delle regioni  alpine, il periodo critico per gli incendi boschivi si verifica tra tardo inverno e primavera, periodo in cui i principali fattori favorevoli all’innesco e alla propagazione sono la scarsità di pioggia e il vento di favonio, unitamente al minimo del vigore vegetativo. Il numero annuo di incendi boschivi e le superfici annue percorse dal fuoco divise per tipologia (fig. 1 e 2) non mostrano un trend ma oscillazioni interannuali. Il decennio 1990-2000 evidenzia una maggiore incidenza di eventi, sia in numero sia come superficie bruciata, parametri che tendono a diminuire nel decennio 2000-2010. Nel decennio 2010-2020 si evidenzia un picco nel 2017 e, nel lustro più recente, un aumento della superficie media per incendio (i grossi incendi risultano meno contrastabili). Gli ultimi anni, dal 2021 al 2024, confermano la forte variabilità del numero di incendi di anno in anno, ma indicano altresì un calo dell’area media per incendio; una possibile spiegazione è un miglioramento del presidio sul territorio e una più efficiente gestione in corso d’evento.

Contatti:

Orietta Cazzuli – ARPA Lombardia                                                                                                                                                                          o.cazzuli@arpalombardia.it

Matteo Zanetti – ARPA Lombardia                                                                                                                                                                         ma.zanetti@arpalombardia.it

Una elevata percentuale di incendi in Italia è di origine dolosa (ca. il 50%); i cambiamenti climatici possono aumentarne il rischio di incendio, la velocità di propagazione e le superfici interessate. Gli scenari di un aumento delle temperature e una maggiore frequenza di giorni asciutti consecutivi nella stagione estiva potrebbero alterare anche la consueta stagionalità del rischio incendi in Lombardia.

  • Fonte ed accessibilità dei dati di base: Regione Lombardia (convenzione in corso con l’Arma dei Carabinieri); ERSAF; ARPA Lombardia.
  • Unità di misura: Ettaro (ha); Numero annuale di incendi (n)
  • Copertura spaziale: Regionale
  • Copertura temporale: 1975-2024
  • Periodicità di aggiornamento: Annuale

L’indicatore riporta le serie storiche dal 1975 al 2024 e le elaborazioni grafiche da esse derivate: numero di incendi annuali e superficie media per incendio (fig. 1) e il dettaglio delle superfici totali annuali percorse dal fuoco (periodo 2000-2024), distinte in superfici boscate e superfici non boscate (fig. 2).

In base agli scenari futuri il cambiamento climatico determinerà una significativa alterazione del patrimonio forestale italiano, compromettendone la funzionalità ed i servizi ecosistemici forniti. In uno scenario di clima più caldo, con aumento di siccità, ondate di calore e periodi secchi, nel settore foreste sono prevedibili incendi più estesi e frequenti, un’espansione dell’area a rischio di incendio e una stagione di rischio più lunga in tutta Europa, con fenomeni più marcati nell’area Mediterranea.